Preparando il matrimonio

Giuseppe Caffulli autore del libro Giuste Nozze, per un matrimonio equo-solidale

Autore di un libro dal titolo Giuste nozze, Giuseppe Caffulli, direttore della rivista Terrasanta.net, ha realizzato un piccolo vademecum di consigli per chi voglia realizzare il proprio matrimonio o una parte della festa di nozze in modo da dare un segnale di solidarietà. Consigli per una scelta responsabile dell’abito, dal viaggio all’arredo, ma anche informazioni su quali sono gli organismi che garantiscono il consumatore che fa una scelta etica nell’acquisto di prodotti equosolidali.


Autore di un libro dal titolo Giuste nozze, Giuseppe Caffulli, direttore della rivista Terrasanta.net, ha realizzato un piccolo vademecum di consigli per chi voglia realizzare il proprio matrimonio o una parte della festa di nozze in modo da dare un segnale di solidarietà. Consigli per una scelta responsabile dell’abito, dal viaggio all’arredo, ma anche informazioni su quali sono gli organismi che garantiscono il consumatore che fa una scelta etica nell’acquisto di prodotti equosolidali.

Cosa intende per “giuste nozze”?
Il libro ha un sottotitolo che è Guida a un matrimonio equo e solidale. In Italia esiste da circa vent’ anni un movimento di associazioni e di gruppi che promuovono il commercio equo e solidale. Da cinque o sei anni, poi, questo settore sta diventando economicamente importante anche nella grande distribuzione, con manufatti che creano benefici diretti per i produttori dei paesi del Sud del mondo. Oramai inoltre il commercio equo e solidale propone non solo generi prettamente alimentari, ma anche tessuti, mobili, piatti bicchieri, arredi per la casa dal porta ombrelli alle tende a tutti gli articoli che possono servire per l’arredamento.
Oltre a quelle dei paesi del terzo mondo stanno nascendo una serie di esperienze, che sfruttano sempre il canale della grande distribuzione e che fanno capo al terzo settore in Italia, cooperative di ex carcerati, di ragazze in difficoltà che producono beni di vario genere. Anche qui i prodotti sono fra i più disparati, si va dagli abiti da sposa realizzati da sartorie che impiegano ragazze madri o persone con disabilità, a cooperative di lavoro di ex tossicodipendenti o carcerati che realizzano mobili o addobbi floreali.
Il libro riporta in appendice, infatti, circa 200 indirizzi in tutta Italia di realtà del terzo settore. Partendo da questo mondo ho voluto preparare una piccola guida seguendo le proposte dell’equo e solidale per gli sposi. Ad esempio la sposa per l’abito può utilizzare le stoffe che provengono dall’India oppure servirsi delle sartorie del terzo settore che realizzano abiti anche di grande livello sartoriale, ma che danno lavoro a persone con difficoltà sociali facendo un lavoro di reinserimento. Per il catering si possono scegliere società che utilizzano prodotti del commercio equo o che impiegano lavoratori che vengono dal sud del mondo e fanno cucina etnica che può essere anche un’idea simpatica per una festa.

nessuno riesce a
sfuggire alla pressione
sociale che c’è intorno
al matrimonio

L’idea è che di fatto nessuno riesce a sfuggire alla pressione sociale che c’è intorno al matrimonio e che dal momento che i matrimoni costano tantissimo tanto vale dare un segno attraverso questa festa che può essere di vicinanza e sostegno a situazioni di disagio sociale. Ad esempio le bomboniere possono essere oggetti che siano d’artigianato del commercio equo e solidale, un aiuto ad una missione o ad un’associazione. Penso però che si possa anche fare il matrimonio tradizionale, ma organizzare il viaggio di nozze con associazioni che fanno turismo responsabile. In questo caso non solo si visita un paese esotico, ma il viaggio comprende una settimana di immersione nella cultura di quel paese. Si va a visitare anche una si queste coop che lavorano nel Sud del mondo, ad esempio. Le mie sono proposte, non è un kit, un pacchetto pronto, ma suggerimenti che uno può prendere come meglio crede per dare un segnale di condivisione nel giorno della propria festa di nozze.

Come si fa a capire che realmente l’azione che si compie è coerente all’idea di sostegno che ciascuno ha in mente?
In Italia esistono alcuni circuiti come Le botteghe del mondo sono uno dei circuiti più diffusi ed esiste un organismo Fair Trade, voluto dalle maggiori centrali di importazioni del commercio equo e solidale in Italia e in questo consorzio ci sono le ACLI e il movimento cooperativo delle COOP, il consorzio fissa dei criteri etici da una sorta di bollino alle merci importate, cioè le merci sono fatte secondo dignità. Non posso escludere che ci sono gruppi che non ottemperano a queste regole, ma è un mondo che vive sulla valorizzazione di questa dimensione etica che non può inciampare su questo punto. Chi fa riferimento a questo organismo di cui le parlo è tenuto ad ottemperare a queste regole. Molte di queste cooperative in qualche modo lavorano anche con i missionari che spesso mettono su le botteghe e poi si agganciano al mercato equo e solidale.

È possibile che chi pensa alle nozze equo solidali pensi di limitare i costi, cosa ne pensa?
Non è che si risparmia. Se uno compra un mobile etnico forse lo paga meno rispetto ad un mobile nella Brianza. Non è detto che si risparmi, ma è possibile. Il costo di un catering equo solidale si aggira intorno ai 30 euro a persona. Tenuto conto che spesso le cooperative pensano a tutto, io lo trovo abbastanza conveniente. Ma il punto è che siccome questi soldi alla fine si spendono lo stesso, allora tanto vale servirsi del commercio equo e fare una cosa utile anche ad altre persone.
Alcune spose hanno scelto di farsi fare l’abito dall’opera di S. Vincenzo a Milano che impiega ragazze che sono ex detenute, la maestra d’arte è una sarta in pensione che si è dedicata a quest’attività, l’abito costa il 20 o 30 % in meno rispetto ad un abito tradizionale, l’idea d’altra parte non è quella di risparmiare, ma quella di dare un segno.
Le singole associazioni poi sul territorio hanno sviluppato i pacchetti per gli sposi.

Si è fatto l’idea di quale sia il settore in cui si spreca di più?
Tenuto conto che si tratta della rappresentazione di un sogno è chiaro che se si spende 10000 euro per un vestito che da un certo punto di vista è uno spreco, lo si potrebbe fare con 1500 euro e sarebbe bello ugualmente, ma, senza fare i conti in tasca a nessuno, quello che è importante dire è che c’è un mondo di associazioni che credono nella maggior dignità data al lavoro in alcuni paesi che normalmente sono sfruttati.

C’è il rischio che diventi oneroso al punto da trasformarsi in una scelta di elite?
Non credo. I prodotti sono di ottima qualità, ma non hanno costi di pubblicità che nella produzione industriale fa lievitare i prezzi. Qui ci si limita ad avere un giusto ricarico a fronte di una qualità buona. È anche una scelta di sobrietà. Se il discorso è riconoscere il giusto valore è chiaro, però, che i margini di guadagno devono essere significativi.

Per saperne di più: redazione@nozzeclick.com

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Chi di voi mi legge già da un po' ormai lo avrà capito: non amo particolarmente gli eccessi e, specialmente se si parla di abito da sposa, adoro la semplicità e le linee più fluide. Per questo una delle mie collezioni ... [Vai al blog]